CONTATORE
CONTATORE
Pasqua bassa del 1989 tra Arcevia, piccolo paese dell’appennino marchigiano, e Urbino.
Il protagonista, un giovane studente universitario alle prese con la sua tesi in giurisprudenza, vive da un anno una relazione con Gaia. La giovane, persi entrambi i genitori in un incidente automobilistico, risiede ad Arcevia insieme agli zii (Guerrino e Mira, in attesa del terzo figlio) e alle loro due bambine Ghiga e Titti, di cinque e dodici anni.
Il narratore, una sorta di autolesionista alle prese con la propria educazione sentimentale, nutre nei confronti di Gaia una passione e una gelosia ambigue. Reduce da un’infanzia con la madre malata e il padre primario di ortopedia sempre assente, si sente incapace di radicamento. Per questo cerca di trapiantarsi all’interno della famiglia di Gaia, desideroso di entrare in contatto con l’universo femminile che vi abita: le bambine con il loro mondo di ingenuità imperfetta; la ragazza che non gli concede quell’intimità in grado di donargli vera completezza; Mira, la zia (proveniente dall’Ucraina e poco integrata nel paese) che non perde occasione di ricordargli la sua inettitudine.
Ma il desiderio del protagonista è anche di trapiantarsi in quei luoghi, dove un mondo ormai al tramonto si incarna nel sentimento religioso e nell’ideologia della resistenza.
Siamo nella Pasqua bassa del 1989,
a cavallo dell’equinozio di primavera e, preannunciata da alcune scosse di terremoto e dall’attentato a un traliccio sotto Fabriano, una novità sembra scuotere l’apparente inerzia della vita di provincia...
Racconto di primavera
un libro “indocile, sospeso, allarmato” (Walter Pedullà)